Se si passeggia in piazza XX settembre, proprio nel centro di Lecco, e si ammirano i palazzi d’epoca con i loro meravigliosi colori che si tuffano dai balconi fioriti, a un certo punto si noterà un’insegna di pietra molto particolare. Questa lapide ricorda che in uno di questi edifici nacque Antonio Stoppani, il celebre abate reso famoso dal libro “Il bel Paese”, diventato a sua volta nota icona “pop” grazie al famoso formaggio morbido della Galbani.
I lecchesi si dimenticano spesso di condividere la cittadinanza con l’abate Stoppani, uno studioso tormentato da un conflitto interiore che vede contrapporsi scienza e religione.

Insegnante di Geologia a Padova, brillante paleontologo, appassionato alpinista, ha contribuito con le sue ricerche a numerose scoperte e ricerche sulla geologia della Brianza e delle Alpi Retiche, tanto da essere considerato il padre della geologia italiana.

Chi, nato a Lecco, non si è mai trovato a chiedersi come fosse il paesaggio circostante milioni di anni fa, quando al posto del lago e delle Grigne si trovava un mare simile a quello delle Bahamas? Stoppani ha scavato, ha ricercato e ha studiato per darci tantissime informazioni in merito all’ecosistema e alle forme di vita che ci precedettero sul nostro meraviglioso territorio.
Ma se il suo volto ci è familiare, chi conosce davvero la sua storia e quella della sua famiglia? In particolare sua nipote, una certa Maria Montessori che non ha certo bisogno di presentazioni.
In realtà, c’è un altro Stoppani che, pur condividendo solo il cognome e non un legame di sangue con il nostro abate, è conosciuto da grandi e piccini. Il suo soprannome è diventato un epiteto che, almeno una volta nella vita, ogni bambino si è meritato: il pestifero Gian Burrasca, all’anagrafe Giannino Stoppani, nato dalla penna di Vamba.

Tre personaggi particolari e unici, in qualche modo legati da un filo speciale e che, se si incontrassero davvero, vivrebbero un’avventura certamente incredibile.

Chissà mai che, a uno scrittore con tanta (tantissima!) fantasia, non venga in mente di far incontrare il severo abate con il piccolo pestifero perché, in quel caso, ne vedremmo davvero delle belle…